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Francisco de Zurbarán (Fuente de Cantos, 7 novembre 1598 – Madrid, 27 agosto 1664), Sant’Orsola, 1637 circa, Genova, Galleria di Palazzo Bianco, olio su tela, 171,5 x 106,4 cm http://ift.tt/1qyYpiy

Francisco de Zurbarán (Fuente de Cantos, 7 novembre 1598 – Madrid, 27 agosto 1664), Sant’Orsola, 1637 circa, Genova, Galleria di Palazzo Bianco, olio su tela, 171,5 x 106,4 cm http://ift.tt/1qyYpiy

Emmanuel Rudzitsky, noto come Man Ray (Filadelfia, 27 agosto 1890 – Parigi, 18 novembre 1976), Nero e bianco, 1926 © Man Ray Trust http://ift.tt/1mTupcy

Emmanuel Rudzitsky, noto come Man Ray (Filadelfia, 27 agosto 1890 – Parigi, 18 novembre 1976), Nero e bianco, 1926 © Man Ray Trust http://ift.tt/1mTupcy

Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo, 9 settembre 1908 – Torino, 27 agosto 1950)

Incontro
Queste dure colline che han fatto il mio corpo
e lo scuotono a tanti ricordi, mi han schiuso il prodigio
di costei, che non sa che la vivo e non riesco a comprenderla.
L’ho incontrata, una sera: una macchia più chiara
sotto le stelle ambigue, nella foschia d’estate.
Era intorno il sentore di queste colline
più profondo dell’ombra, e d’un tratto suonò
come uscisse da queste colline, una voce più netta
e aspra insieme, una voce di tempi perduti.
Qualche volta la vedo, e mi vive dinanzi
definita, immutabile, come un ricordo.
Io non ho mai potuto afferrarla: la sua realtà
ogni volta mi sfugge e mi porta lontano.
Se sia bella, non so. Tra le donne è ben giovane:
mi sorprende, e pensarla, un ricordo remoto
dell’infanzia vissuta tra queste colline,
tanto è giovane. È come il mattino,
Mi accenna negli occhi
tutti i cieli lontani di quei mattini remoti.
E ha negli occhi un proposito fermo: la luce più netta
che abbia avuto mai l’alba su queste colline.
L’ho creata dal fondo di tutte le cose
che mi sono più care, e non riesco a comprenderla.

La poesia è tratta da “Lavorare stanca”, Torino 1936

(foto: Paolo del Giudice, Ritratto di Cesare Pavese, 1996, olio su tavola, 50 x 40 cm) http://ift.tt/1qhM5SQ

Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo, 9 settembre 1908 – Torino, 27 agosto 1950)

Incontro

Queste dure colline che han fatto il mio corpo
e lo scuotono a tanti ricordi, mi han schiuso il prodigio
di costei, che non sa che la vivo e non riesco a comprenderla.

L’ho incontrata, una sera: una macchia più chiara
sotto le stelle ambigue, nella foschia d’estate.
Era intorno il sentore di queste colline
più profondo dell’ombra, e d’un tratto suonò
come uscisse da queste colline, una voce più netta
e aspra insieme, una voce di tempi perduti.

Qualche volta la vedo, e mi vive dinanzi
definita, immutabile, come un ricordo.
Io non ho mai potuto afferrarla: la sua realtà
ogni volta mi sfugge e mi porta lontano.
Se sia bella, non so. Tra le donne è ben giovane:
mi sorprende, e pensarla, un ricordo remoto
dell’infanzia vissuta tra queste colline,
tanto è giovane. È come il mattino,
Mi accenna negli occhi
tutti i cieli lontani di quei mattini remoti.
E ha negli occhi un proposito fermo: la luce più netta
che abbia avuto mai l’alba su queste colline.

L’ho creata dal fondo di tutte le cose
che mi sono più care, e non riesco a comprenderla.

La poesia è tratta da “Lavorare stanca”, Torino 1936

(foto: Paolo del Giudice, Ritratto di Cesare Pavese, 1996, olio su tavola, 50 x 40 cm) http://ift.tt/1qhM5SQ

Giuseppe Pennasilico, La fine di un sogno (The end of a dream), 1908 c., Sydney, Art Gallery of New South Wales,  olio su tela, 136 x  182 cm http://ift.tt/1mTgVgM

Giuseppe Pennasilico, La fine di un sogno (The end of a dream), 1908 c., Sydney, Art Gallery of New South Wales, olio su tela, 136 x 182 cm http://ift.tt/1mTgVgM

Markó Károly, Paesaggi italiani al tramonto, pescatori (Italian Landscapes at Sunset, Fishermen), 1851, Budapest, Hungarian National Gallery, olio su tela, 110 x 165 cm http://ift.tt/1mSG9fe

Markó Károly, Paesaggi italiani al tramonto, pescatori (Italian Landscapes at Sunset, Fishermen), 1851, Budapest, Hungarian National Gallery, olio su tela, 110 x 165 cm http://ift.tt/1mSG9fe